#22. How to save a Life

Non è una cosa facile tenere un blog, o un diario.
Tante volte mi sono forzato di mettermi qui a scrivere, in una schermata bianca che ovviamente non ha un design adattabile con quello che hai intenzione di comunicare.
E’ disarmante talvolta. Non farò, ‘stavolta, la conta dei giorni passati a non scrivere.
Ho deciso semplicemente di buttare qui tutto.
Avevo qualcosa da dire, prima di mettermi qui davanti, ma non avevo veramente idea di come iniziare, senza sembrare borioso.

Effettivamente non credo nemmeno di avere foto adattabili a ciò che devo dire, ma in realtà non importa, perché credo che ci voglia una piccola spinta a volte.
Credo che il casino stia tutto nel cominciare. Così sto scrivendo cose che non hanno né capo né coda per arrivare -forse- al nocciolo della questione.

Ho veramente voglia di togliere fuori qualcosa, perché da mesi mi tengo dentro pensieri, parole, opere e omissioni che forse sono troppo codardo per rivelarle ad un caffè o un aperitivo.

Eppure io credo siano importanti.
il 2014 è iniziato in maniera rilassatamente traumatica.
E’ una contraddizione, lo so, ma è proprio di questo che si tratta.
Ansia di fare ed accettazione per le cose passate.

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Forse, oserei dire, mi sono perdonato.
Capito.
Forse ho accettato il fatto che, alla fine, nessuno nasce imparato e che probabilmente ho dovuto fare molti sbagli per imparare varie lezioni.
Sicuramente sto sbagliando qualcosa anche in questo momento.
La vera verità? Sono contento.

Oggi è 18 Gennaio e fino a qualche giorno fa sono stato in panico.
Paura di sbagliare, di nuovo, e arrivare ad Aprile e capire di aver sbagliato.

E solo ora mi chiedo, perché no?

Da qualche parte ho letto che ogni persona è la somma degli errori che uno fa e non lo trovo così sbagliato.
Anche perché credo che nel nucleo e nel cuore pulsante di ogni errore ci sia la via d’uscita. Alla fine non facciamo lo stesso errore per sempre, no?

Ho passato una settimana in cui avevo paura di me, delle mie abitudini, della mia quotidianità e forse dire “paura” è riduttivo.
Perché, capiamoci, non ero terrorizzato con cuore a mille e la coscienza di dover scappare o fare qualcosa.
Mi sono codardamente evitato, senza sapere perché, così immerso nello sbaglio da non sapere nemmeno di esserci dentro.

E facevo pure la scenetta del dirmi “Perché sta succedendo questo!?”, “E’ un brutto periodo!”.
Ho dormito si e no 3-4 ore al giorno, ho fumato veramente poco, ho evitato cellulare, computer e videogiochi, mi sono appassionato ai film.
Io. Che ho sempre detto che non ho 120 minuti da spendere davanti ad un televisore.
Io. Che appena ne avevo l’occasione passavo anche tre giorni di fila davanti alla tv per finire un videogioco.

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E la soluzione di tutto è stata cretina. Cretinissima.
Fumare una sigaretta in più e promettermi con le dita incrociate che “da lunedì cambio vita”.
E Bam! Fiumi di idee su lavori possibili da svolgere, video, foto e quant’altro.
Senza budget e con budget che spero di raggiungere all’apice della mia carriera.

Tutto in tre minuti.

Welcome back, Steve-N.

Qualche giorno prima era tardi e avevo voglia di parlare con qualcuno che non mi conoscesse.
Ho fatto un giro e mi son ritrovato. Ho parlato per ore con un tale con l’orgoglio a terra, che decantava la sua bellezza di anni fa e mi raccontava come, per varie vicissitudini, avesse preso 30 kg, di come non si riconoscesse più.
E io non so se fosse vero, io ho risposto al mio interlocutore come se tutto ciò che dicesse fosse vero, perché un pizzico di fiducia ai giorni nostri è come un pizzico di polvere magica dei film Disney.
Non ho detto niente di più di quello che avrebbe detto qualunque altra persona, anche se forse questo ragazzo non ha parlato con nessun’altra persona. Ho detto che può succedere di lasciarsi andare. Ho detto che come i chili si prendono si possono perdere. Ho detto di non rincoglionirsi e di non piangersi addosso che non avrebbe risolto nulla.

Alla fine credo di avergli detto le stesse cose che volevo sentirmi dire.
E sai cosa mi ha risposto?

mi ha detto Grazie.
E mi ha detto “Penso che certe persone entrino nella nostra vita per dire o fare minime cose, che hanno il potere di farci cambiare completamente strada”
Fino a trenta minuti fa pensavo di avergli salvato la vita.

Ma ora, scrivendo questo post, inizio a pensare che quella conversazione l’abbia salvata a me.

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Alla fine non facciamo lo stesso errore per sempre, no?

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