#20. A good man in my war.

Ho appena spento una sigaretta e ne voglio già altra.
Oggi niente è abbastanza, o tutto è veramente troppo. Preferisco accettare la prima, perché dopotutto e nonostante tutto, non sono uno che accetta le sconfitte.
Ho una particolare dote a rialzarmi, testardo e stupido, dopo ogni caduta.
Ho la particolare abitudine, talvolta, di buttarmi a terra da solo.

Ognuno ha i suoi metodi.

Io, ogni tanto, devo toccare il fondo per capire quanto in alto sono riuscito ad arrivare ‘stavolta.

E’ una cosa da cretini, lo so.

Non sono tempi facili per le persone comuni, figurati per i sognatori.
Figurati per quelli che si scontrano con quel confine tra sogno e realtà. Ciò che li rende concreti. Ciò che ti fa stare sveglio notti di fila, anche quando ti imponi di dormire.
Ma la testa non ne vuole sapere. Se ne sta là, chiaramente sveglia e attiva. Prende ricordi, idee, progetti, paure e fa un mix.
Uno di quei cocktail che vendono solo nei peggiori bar di Caracas (e non son sicuro che non ci sia una buona dose di una qualche droga dentro).

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Sai cosa?
Sono arrivato alla conclusione che un po’ me lo merito.
Le ingiustizie, se così si possono chiamare, ci sono e ci saranno sempre.
Mi sono scontrato con lealtà mancate, con bugie, leccamenti di culo e con il mio carattere.
E cos’ho fatto?
Mi son lamentato.

Veramente, Steve-N, complimenti.
E’ tutto quello che sai fare?

No.
L’ho maturato da poco. Toccando il fondo e standoci per un po’. Un bel po’ in effetti. Un po’ troppo oserei dire, ma non rincariamo la dose va.
E da poco ho smesso di lamentarmi. Da poco ho ripreso a dire “Tutto bene” o “Benone” quando mi chiedono “come va!?”.
Perché è così che va.
Va benone.

Ho le capacità, il carattere, la tempra per risalire da quel fondo, e salire ancora più in alto di prima.
Lo sto facendo.
Ho smesso di lamentarmi e piagnucolare. Ho preso in mano la fotocamera, i pennelli del makeup, il computer e l’ho fatto.
Ho scattato le migliori foto di tutta la mia esperienza.

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Perché sono un brav’uomo nella mia guerra.

Ho il talento e la testa, ma soprattutto il cuore, per potermi mettere in gioco.
Ho le competenze chiave per arrivare ad apprenderne sempre di nuove.

Ho un carattere gentile ed umile che -mentre a detta d’altri è un difetto- è la mia arma vincente.

Quindi ad Agosto ho cercato di passare un po’ di tempo nei boschi.
E’ ormai chiaro il mio attaccamento quasi spirituale con quel posto.
Mi ci perdo conoscendo sempre la strada di casa. Perdo le cose che è giusto perdere, lascio andare le cose e le persone che è giusto lasciar andare.
E a volte le ritrovo. A volte, se sono fortunato e osservo bene, riesco a ritrovare negli occhi dell’infinità di creature che vivono là anche me stesso.

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Posso essere io, particolarmente incline alle metafore, che le vedo ovunque.
Tant’è che quando non riesco ad andare nei boschi cerco di perdermi nella città.
E guido, quando saluto gli amici e la serata è finita, io guido.
Non so mai cosa cerco, né me ne preoccupo.

Tanto so bene che quello che cerco non sta sicuramente in un qualche quartiere della mia città.
E anche ora, sono le 02.30 e tra qualche ora ho un altro shooting.
Eppure scrivo. E non ho sonno.

Ho bisogno di dimostrare che sono un brav’uomo nella mia guerra.
La mia quotidianità è piuttosto inusuale, è una continua sfida ed è difficile, eppure è viva.
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E questa è guerra.

 

 

 

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