#19. The Story

All of these lines across my face.
Tell you the story of who I am.

(Tutte queste rughe sulla mia faccia)
(Ti raccontano la storia di chi sono)

Oggi ho incontrato M&R per consegnargli gli scatti fatti un po’ di tempo fa. E’ stato bello parlare con persone diverse,
spiegare tutto daccapo, cercare di ricordare e trasmettere ciò che ho provato durante gli avvenimenti che gli ho raccontato. E’ stato quasi terapeutico.
Ho trovato risposte e reazioni diverse da quelle già avute a suo tempo dalle persone a me più vicine. Ho trovato quello che cercavo.

So many stories of where I’ve been
And how I got to where I am
(Così tante storie di dove sono stato)
(E di come sono arrivato dove sono)

Raccontarsi, cercare di far capire agli altri quanto mi ci sia buttato in questo progetto, quanto io stia lavorando anche solo per conoscere una persona in più, per avere una fotografia in più nell’archivio, per apprendere una lezione nuova, ha avuto un effetto introspettivo. Probabilmente con i ritmi frenetici di quest’ultimo periodo stancante ma ricco di soddisfazioni non ho avuto nemmeno il tempo di fermarmi e guardare dove fossi. Dove sono?
Dove sono rispetto a ieri?
E oggi l’ho fatto, mi sono fermato, mi sono chiesto dove sono. Dove sto andando.
E come ci sono arrivato.

I climbed across the mountain tops.
(Ho scalato le vette delle montagne)

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Forse è iniziato quando ho ritrovato nei boschi la mia casa.
Quando ho osservato la coraggiosa quanto insensata rinascita delle piante dopo l’inverno. Quando i miei polmoni si sono riempiti di un’aria che non possedevano ormai da anni.
Ricordo ancora, era la prima uscita con il mio primo gruppo di fotografia. Il nostro insegnante ci aveva portato su un sentiero di una montagna vicino casa. Era una guida ambientale, lui. Poco dopo le cinque ore di fotografie e camminata ci ha proposto di uscire dal sentiero. Lo seguimmo schivando rami e cercando di non scivolare. Ci volle un po’ ma poi tra i graffi ed il fiatone la strada iniziò ad aprirsi e le rocce si fecero largo. Ricordo che disse di non salire se non ci sentissimo sicuri. Ma eravamo là, stanchi e graffiati, preoccupati più per le nostre uniche e poco professionali fotocamere ma pieni di voglia di affacciarci là. Qualcuno rimase giù, ma io e qualche altro ci arrampicammo. Sentivo la roccia sotto i polpastrelli, i piedi scivolare in cerca di un appiglio, le braccia che tremavano, i denti stretti. E poi eccola là, la montagna che avevamo scalato, sotto i nostri occhi. Il sole sopra di noi. E la stanchezza che se ne andò tutta in una volta. Quella era la fotografia. E noi ci eravamo dentro.

Swam all across the ocean blue
(Nuotato nell’oceano blu)

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O forse è stato più recentemente. Con il sole caldo sulla testa e sulle spalle, il fiatone e tre borse addosso. Una fotocamera addosso.
Arrivando in cima alle montagne in pochi minuti per fotografare un’alba, un passaggio. La brezza del mare nelle narici. I capelli in faccia, mossi da un vento forte.
Ho dovuto fidarmi, lasciare la fotocamera su una tavola e seguirla a nuoto, perdendomi nell’acqua cristallina.
Forse quando ho smesso di vergognarmi e ho cercato di divertirmi, salire su un surf. Conoscere persone nuove. Divertirmi. Lavorare sodo. Giorno dopo giorno i successi e la stanchezza accumulata hanno cambiato le cose. Svegliarsi alle 4 del mattino per fotografare l’alba, tornare a casa alle 3 per conciliare anche altri lavori. Pranzare con amici improvvisati ma mai così veri.
Cenare in strada, con due lampioni a farci compagnia. Conoscersi in macchina, tra uno scatto e l’altro.
Il braccio fuori dal finestrino per toccare più paesaggi di quanti ne potessi fotografare.

I Crossed all the lines and I broke all the rules
(Ho superato tutti i limiti ed infranto tutte le regole)

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Tornando molto più indietro, quando ancora non pensavo nemmeno che questa potesse essere e diventare la mia strada.
Sulla strada ci vivevo. Una borsa e dentro una fotocamera compatta. Photoshoot improvvisati, per ridere tra una birra ed una sigaretta. Pensare che questo lavoro fosse facile.
Sbagliare, costantemente. Rimanere fermo e fotografare, per gioco, qualunque cosa.
Chi l’avrebbe detto!?

But Baby I broke them all for you,
because even when I was flat broke you made me feel like a million bucks
(Ma le ho infrante per te,
Perché anche quando ero al verde mi hai fatto sentire come se valessi un milione di dollari)

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Non so quanto ancora io possa dire di Ego di quanto non abbia già scritto in questo blog. C’è poco da fare, è la mia anima.
Conosce più lui di me di ogni altra persona. Mi ha visto stare male, piangere, ridere, saltare per l’entusiasmo. E c’è sempre stato.
Mi ha sempre fatto sentire come se valessi un milione di dollari. Amare lui è amare me stesso.

And all of my friends who think that I’m blessed
They don’t know my head is a mess
(E tutti i miei amici che pensano che io sia fortunato
Non sanno che la mia testa è un casino)

Ed eccoci qui. La questione di oggi. Ci è voluto un giro notevole per arrivarci.
“Eh, Ste, menomale che è un lavoro che ti piace, altrimenti chi te l’avrebbe fatto fare?”. Indubbiamente, ci mancherebbe. Ho lottato contro tutti e contro me stesso per intraprendere questa strada.
Eppure non credo potrei essere in un posto diverso, fare qualcosa di diverso. Punto. L’ho accettato, sono un artista.
Empatico, nervoso, lunatico, incostante. Egoista ma alle volte con la sindrome della crocerossina. Comprensivo ma inflessibile. Testardo ma alle volte insicuro.
Non è facile andare avanti caratterizzati così. Non è facile essere trasportato e non opporre una resistenza razionale. Eppure eccoci qui.
Sto raccontando la storia della mia vita attuale esattamente per gli stessi motivi che mi rendono quello che sono.
Dovevo farlo, o non avrei dormito.

They don’t know who I really am
And they don’t know what I’ve been through like you do
And I was made for you

(Loro non sanno chi io sia in realtà
E loro non sanno cos’ho passato come lo sai tu
Ed io sono stato creato per te)

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