#17. On fire.

C’è una donna che aspetta.
Ha i finestrini appannati almeno quanto i miei occhi.

E’ domenica e sono le 23.31.

Sono sceso dalla macchina a quest’ora insolita, sono al mare.
Non so bene il perché.
Sì, in realtà.
Uso “non so” come intercalare ed è una bugia bella e buona. Di quelle con le gambe corte per intenderci.
Perché lo so sempre. Ho sempre almeno una o due opinioni diverse su tutto.

Rimane il fatto che sono qui al freddo, a mezze maniche, con le orecchie intasate dalla musica e il cuore che nemmeno lo sento più.
Ho dovuto guardarmi più volte intorno per assicurarmi che non ci fosse nessuno, visto che ho deciso di tenere l’udito impegnato.
E’ terapeutico avere spazio ovunque.
Non avere niente e nessuno che ti guardi le spalle.
E’ una cura contro la quotidianità, serve per sentire qualcosa di particolarmente infantile.
La paura di sentirsi soli.

Non vorrei essere frainteso.
La mia vita è piena di altre vite, tuttavia mi serviva essere qui per capire che ci sono tutti, tutti.
Tranne me.

Capire il motivo del mio poco entusiasmo per ogni tipo di regalo o sorpresa o cosa positiva.

Dove sei, Steve-N?

Il fatto è che ho scelto una carriera che segue la corrente.
Ed io non mi sono mai trovato bene a seguire la corrente. Non apprezzo l’idea di farne parte, tanto per.

Non è facile combattere tuttora con l’orgoglio, che non accetta di aver intrapreso una strada più facile rispetto alle sfide che mi sono sempre posto davanti.
Una strada che di facile, in realtà, non ha proprio niente.
Non ha gli orari facili.
Non ha il guadagno facile.
Non ha i risultati facili.
Non ha la fiducia facile.

Non ha il sentimento facile.

No.

“Sei fiero?”
“Oh si!”.

Mi piace quello che faccio. E sono predisposto, forse.

Ma questa predisposizione ha un prezzo.

Non dimentico, non supero.
Come una caratteristica genetica ereditata da mia madre, io non lascio correre le cose.
Si ripetono nella mia mente.
L’onta che lei paga è il sonno mancato, per i troppi pensieri.
Io ho le fotografie.

Incendio

Così una ragazza in fiamme rappresenta uno specifico momento della mia esistenza.
Uno sguardo di una ragazza imbarazzata dalla fotocamera ne rappresenta un altro.
Un ragazzo che scruta una sfera di cristallo con lo sguardo rapito è un altro.

Steve-N è un progetto nato da una scintilla. Foto dopo foto l’incendio si espande, illuminando sempre di più la strada.
“Sei fiero?”
“Oh si!”
Eppure a stare là, a bruciare, ci sono io.

E a pensarci, ad accettarlo mi ci voleva l’ennesimo click.
L’ennesimo flash. L’ennesimo complimento che non arriva dove dovrebbe e non scatena una reazione d’imbarazzo ed orgoglio.
Faccio parte di una categoria di persone che ho sempre preso in giro. Razionalizzo.

L’artistoide che parla solo di sentimenti non l’ho mai capito.
E ferisce trovarsi nella stessa posizione. Ferisce l’orgoglio.
Che dopo tutte le ultime botte, questo non lo può accettare.
Preoccupa e ferisce trovarsi al mare, camminando lentamente senza meta a pensare a queste cose.
Realizzare che tutta quell’emotività, quel sesto senso, quella predisposizione fa di te un artista.

E non lo voglio accettare.
Ma ora il pensiero c’è, ed è un paradosso che per somatizzarlo ci vogliano altri miliardi di scatti.
Una cosa che ti dà la netta sensazione di essere nei guai.
Di non avere più mosse da giocare.

Accettare la sconfitta, se di questo si può parlare.
Che poi alla fine si tratta della solita scemenza dell’accettare se stessi.
Mah.

Steve-N is on fire.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...