#13. One Photo A Day nr 12 – Stars

Non so se hai mai desiderato che una sigaretta non finisse più. O una giornata.
Oggi è una di quelle giornate. Non capita spesso di andare a dormire senza grattacapi, sentendo di non aver lasciato nulla indietro, soprattutto per uno nella mia situazione che sembra essersi messo d’impegno per rimanere indietro.
Eppure sto qui, alle 00.12, a scrivere un post che avrei voluto scrivere molto tempo fa.

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Perché adesso?

Non ne ho idea. Ma ormai ho lasciato da parte lo spavento che il mio istinto mi dà.
Ho imparato a fidarmi quando quest’ultimo strilla particolarmente forte, di notte, quando vorrei dormire.
Siamo tutti così oberati dai cinque sensi, dal senso del dovere e del sacrificio, dal desiderio di lamentarci o di sentirci dire ciò che vogliamo.
Siamo oppressi dal nostro stesso bisogno di sentirci oppressi per essere completi.
C’è sempre la sensazione che sia sbagliato passare troppo tempo a fare qualcosa che ci piace.
Deve esserlo, altrimenti non è lavoro. Non è travail, travaglio.

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Eppure dopo sei ore di lavoro pubblicitario per un hotel, dopo aver fronteggiato impiegati impertinenti e direttori scortesi sono qui, contento del mio lavoro.
Come si può essere contenti di essere trattati male, lasciati a se stessi a lavorare con e per un team non collaborativo?
La soluzione è immediata. Per quanto i clienti abbiano remato contro, nulla ha impedito di svolgere il lavoro.
Anni di libri, video ma soprattutto esperienza hanno dato i loro frutti. E chiunque avrebbe potuto remare contro, ma non avrebbe trovato nulla se non una corrente più forte.
L’occhio e la sensibilità che, contro ogni aspettativa, ho ammesso di avere e star ancora sviluppando sono stati elementi chiave.
Quando tutto ciò avviene con una naturalezza tale da non muovere un filo d’erba e non creare una minima increspatura sull’acqua allora capisci che probabilmente i tuoi più accaniti sostenitori hanno ragione, sei portato.

Ma si tratta di una cosa diversa.
Non è il “Sei portato” solito. E’ qualcosa di più forte, più intenso.

Sei predestinato.

Non alla grandezza, non al successo. Questo non lo posso sapere.
Eppure da ché ho intrapreso con decisione la mia strada nella fotografia, una dopo l’altra le coincidenze a mio favore si susseguono.
Perché?

Non ho idea nemmeno di questo. Non mi è dato sapere se tra i vari cari che mi hanno lasciato ci sia qualcuno a mostrarmi la via o se sia l’universo stesso a mandarmi dei chiari segnali, o semplicemente la fortuna del principiante.
So che da mesi ormai sento di aver trovato la mia strada. Che mi sia caduta addosso, in realtà.

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Tu sei là, a portare parte dell’attrezzatura fotografica ai tuoi collaboratori e vieni investito da una calore negli occhi. Il sole del tramonto.
E’ là, davanti a te, che annerisce i palazzi rovinati e illumina il soggetto delle tue foto. I collaboratori stanno fotografando altro ed inizialmente non se ne accorgono e allora tu prendi la tua fotocamera e scatti. 
Succede che gli elementi sparsi di un’intera vita si uniscano, le stelle si allineano e tu sei là, al momento giusto e al posto giusto.
E senti che in ventiquattro anni di scelte dettate dai contesti più disparati sei esattamente dove devi essere, dove è giusto che tu sia.

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